martedì 16 gennaio 2018

Le responsabilità del preposto e lo svolgimento dei compiti di vigilanza



Con questa sentenza la Corte di Cassazione ha confermata la condanna inflitta nei due primi gradi di giudizio ad un preposto per l’infortunio occorso in una azienda ad un lavoratore investito dalle forche di un carrello elevatore guidato da un operatore privo della specifica abilitazione. La penale responsabilità del preposto era stata ravvisata per avere lo stesso tollerato una prassi scorretta e pericolosa in uso nell’azienda della quale era a conoscenza e della quale avrebbe dovuto impedire la prosecuzione nell’esercizio dei compiti di controllo inerenti la sua posizione di garanzia in materia di sicurezza sul lavoro.

Il fatto, l’iter giudiziario e il ricorso in Cassazione
La Corte di Appello, ha condannato il preposto di un’azienda, esercente attività di somministrazione di alimenti a mezzo di distributori automatici, per avere cagionato a un tecnico riparatore lesioni gravi consistenti nello schiacciamento del piede, per negligenza, imprudenza ed imperizia e violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro. La sentenza di primo grado aveva assolto, con la formula “perché il fatto non costituisce reato”, l'amministratore delegato della società che gestiva l’azienda mentre ha riconosciuto il preposto colpevole del reato di lesioni gravi. 

Era accaduto che il tecnico riparatore di distributori automatici, dopo avere provveduto alla pulizia di una gabbia di protezione dei distributori, si accingeva a caricarla sul muletto condotto dal lavoratore infortunato allorquando, inclinata la gabbia per consentire allo stesso di caricarla, veniva attinto dalle forche al piede sinistro che rimaneva schiacciato fra la gabbia e le forche medesime. Entrambi i lavoratori svolgevano nell'occasione operazioni non comprese nelle loro mansioni ed erano privi di formazione, informazioni ed addestramento sul lavoro da svolgere. 

 Contro la sentenza della Corte di Appello il preposto ha proposto ricorso per cassazione, ma il ricorso è stato ritenuto infondato dalla Corte di Cassazione. La stessa ha evidenziato, così come avevano già fatto i giudici della Corte di Appello, che presso lo stabilimento nel quale era accaduto l’evento infortunistico si era instaurata una prassi in forza della quale non solo gli addetti alla conduzione dei muletti ma anche i tecnici riparatori, quale era il conduttore dell’attrezzatura al momento dell’accaduto, manovravano i muletti per le incombenze loro affidate, prassi di cui il preposto, peraltro presente il giorno dell'incidente, era a perfetta conoscenza e per evitare la quale non era mai intervenuto. La  Corte territoriale ha riconosciuta la sua penale responsabilità solo ed esclusivamente per avere tollerato la prassi scorretta e pericolosa e di cui avrebbe dovuto impedire la prosecuzione nell'esercizio dei compiti di direzione e controllo inerenti la sua posizione di garanzia in materia di sicurezza.



Fonte: estratto da Punto Sicuro
 

martedì 9 gennaio 2018

PLE ed uso dei DPI anticaduta nei recuperi di emergenza



Per quanto riguarda le procedure per il recupero degli occupanti delle piattaforme di lavoro elevabili (PLE), del recupero attraverso i comandi da terra ed delle procedure in caso di mancanza di energia, a volte, nei luoghi di lavoro c’è anche la possibilità che possa essere necessario un recupero di emergenza con uso di DPI anticaduta. Ed infatti se “l'adozione corretta dei DPI anticaduta all'interno del cestello della PLE è sufficiente a scongiurare la proiezione dell'operatore al di fuori del cestello stesso”, nei casi in cui “a causa di un uso non corretto dei DPI anticaduta l'operatore sia sbalzato al di fuori del cestello” può essere necessario il recupero in emergenza con l'uso di DPI di discesa.

In merito a questa tematica specifica, a presentare una specifica procedura per il recupero di emergenza con l’uso di DPI di discesa, nell’utilizzo di piattaforme di lavoro, è una pubblicazione, realizzata da Inail Direzione regionale per le Marche, con la collaborazione di IPAF (International Powered Access Federation), dal titolo “ PLE nei cantieri. L’uso delle piattaforme di lavoro mobili in elevato nei cantieri temporanei o mobili”. E la procedura presentata è tratta, in particolare, dal volume “Sistemi di protezione contro le cadute campi di applicazione dispositivi e tecniche - manuale d’uso”, a cura di Marco Vallesi.

 Nel documento si ricorda innanzitutto la dotazione necessaria per il recupero dell’infortunato tramite l’uso di dispositivi di soccorso. Una dotazione costituita da:
  • “sistema di presa del corpo: en 361;
  • collegamento: cordino 354 (certificato per fattore di caduta 1) o 358 all’anello dorsale;
  •  connettori: en 362 di cui quello di ancoraggio in acciaio;
  • elmetto di protezione per l’industria con sottogola: en 397;
  • kit di salvataggio composto da: sacca di contenimento; fune EN 1891, tipo a); dispositivo di discesa per salvataggio (discensore) EN 341, di classe a); tre connettori EN 362; ancoraggio temporaneo EN 795 b (a fettuccia o a cordino regolabile); tronchese (munito di cordino di collegamento)”. 

 Riguardo alla scelta del kit o dei componenti da assemblare consigliati per l’uso nelle PLE si indica che un sistema di salvataggio evacuazione “può essere assemblato in modo inseparabile, separabile o integrato in un sistema di protezione per l’arresto delle cadute. Nel caso in cui si scelga un sistema inseparabile, verificare se monouso. Nel caso in cui si scelga un sistema separabile, predisporre e testare l’assemblaggio prima dell’uso”. Nel documento sono forniti utili indicazioni per la preparazione e la verifica del kit.

È poi riportata un’analisi delle possibili circostanze definite “emergenza” in relazione alla loro gestione.
Ad esempio relativamente all’evacuazione:
1. “Anomalia del sistema meccanico a comando remoto (con operatore al suolo) - autoevacuazione;
2. Anomalia del sistema meccanico a comando diretto (operatore in quota da solo) - autoevacuazione;
3. Pericolo imminente per inclinazione pericolosa in seguito alla perdita di stabilità della macchina - autoevacuazione;
4. Pericolo imminente per condizioni meteorologiche avverse con Anomalia del sistema meccanico a comando remoto o diretto - autoevacuazione;
5. Pericolo imminente per rischi interferenziali, per errore di valutazione, per la presenza di linee elettriche, condutture, organi in movimento - valutazione della possibilità di agire ancora sulla macchina o autoevacuazione”.
O relativamente al salvataggio:
1. Situazione di trattenuta all’esterno - recupero a bordo o salvataggio statico;
2. Situazione di sospensione - gestione del salvataggio con il cestello o salvataggio statico;
3. Situazione di sospensione inerte - salvataggio autonomo”.

Si rimanda ad una lettura integrale del documento, che riporta molti dettagli e immagini esplicative.

Fonte: INAIL

mercoledì 27 dicembre 2017

Net neutrality


La Federal Communications Commission (Fcc), l’authority americana per le telecomunicazioni, ha votato la misura sulla cosiddetta “net neutrality” che modificherà le regole cui si devono attenersi i provider di internet e che modificherà in maniera profonda l’internet così come l’abbiamo conosciuto finora. 

Mettiamo subito in chiaro che a cambiare saranno solo le disposizioni negli Stati Uniti dal momento che questo tipo di regole sono nazionali e che quindi l’Europa, e l’Italia, non sono coinvolte. Ma è altrettanto evidente che, se il vento cambia negli Usa, il dibattito si allargherà al resto del mondo. Già in Europa c’è qualche accenno di voler forzare la situazione.

E il business chiederà di poter godere delle opportunità che si aprono.
Perché la scelta di rinunciare alle regole precedenti lascia ampia possibilità di manovra per le società di telecomunicazione, i fornitori di internet, di diversificare il traffico frammentando l’offerta sul modello delle tv a pagamento, rendendo alcuni contenuti prioritari a pagamento. Cerchiamo di capirci meglio.

Cos’è la net neutrality?

La “neutralità della rete” è l’internet come siamo abituati a usarlo oggi, dove tutte le informazioni, che siano messaggi, foto, video o file musicali, vengono trattate allo stesso modo: a nessun fornitore di servizi può essere garantita una velocità maggiore per arrivare all’utente finale: Netflix, Spotify e Youtube hanno la stessa velocità di qualsiasi altro servizio. L’idea di fondo è che internet non segue i principi del denaro ma dell’originalità dell’idea e della qualità del contenuto. Senza la net neutrality, si apre la strada al dominio delle società, in particolare dei fornitori di contenuto, disposte a pagare per avere la priorità per i propri contenuti.

Cosa è successo?

A Dicembre 2017 si è riunita la Fcc per votare su un ordine del giorno che mira a cancellare le modifiche approvate sotto la presidenza di Barack Obama, le quali avevano imposto l’obbligo di non violare la net neutrality. Oggi la maggioranza è in mano all’attuale presidente, il repubblicano Donald Trump, – sempre in misura di tre membri contro due – e il provvedimento è stato approvato. Con la conseguenza che sarà eliminato qualsiasi tipo di regolamentazione per le compagnie tlc, quelle che forniscono banda e accesso. 

Tra l’altro il presidente della Fcc scelto da Trump, Ajit Pai, viene dal mondo delle tlc, avendo seguito l’ufficio legale di Verizon. Fin dal suo insediamento Pai ha ribadito che la regolamentazione imposta ai tempi di Obama hanno avuto l’effetto di deprimere gli investimenti nel settore, anche se i dati non segnalano una caduta. Nel corso della riunione, difendendo la sua proposta il presidente ha ribadito che le norme sulla net neutrality hanno frenato l’espansione e l’innovazione e che la liberalizzazione permetterà di far avanzare il business, senza che questo comporti “la morte di internet” o “la fine della democrazia”.

Cosa potrebbe cambiare?

Con la fine della neutralità saranno i contenuti a pagamento ad avere la meglio: per avere Netflix, oltre all’abbonamento, bisognerà pagare una quota supplementare al provider internet (in Italia sarebbero Tim, Vodafone o Fastweb, per esempio) per avere una qualità sufficiente per vedere il film. In assenza di regole che garantiscano la net neutrality, il flusso dei dati e dei file su internet sarà deciso dalla contrattazione tra i big dei contenuti e i big delle tlc, trasferendo ovviamente i costi sull’utente finale. Con il risultato secondario, ma non per questo meno rilevante, di tarpare le ali all’innovazione sul web.

Se i fornitori di internet saranno liberi di fare quello che vogliono, senza alcuna regola, con ogni probabilità non passerà molto tempo che andranno a chiedere soldi ai produttori di contenuti, da Netflix a Youtube ma anche a Google e Facebook, per cercare di portare più traffico sulle loro piattaforme. In effetti i big dei contenuti non sono del tutto contrari perché hanno liquidità sufficiente per pagare “corsie preferenziali” sul web che garantiscano di mettere in un angolo i concorrenti meno ricchi. Ma senz’altro i grandi vincitore di questo provvedimento sono i colossi delle tlc: in Usa parliamo di AT&T, Verizon e Comcast.

Chi perde?

A perdere saranno soprattutto gli utenti normali, come noi. Probabilmente non succederà dalla sera alla mattina, ma negli Stati Uniti i provider di banda larga inizieranno a limitare o rallentare quello che si può vedere sul web, presentando offerte per garantirci di poter vedere i siti e fruire dei servizi che normalmente utilizziamo. A soffrire saranno anche le società internet più piccole, quelle che non riusciranno a garantire un adeguato compenso per il traffico e, soprattutto, le startup che non potranno sperimentare nuovi servizi in rete, allo stesso modo in cui avevano fatto, a suo tempo, Google, Facebook e Netflix.
 
Cosa succederà?

Di fatto con questa votazione la Fcc rinuncia ai propri poteri regolatori su internet, abdicando in favore del mercato. In seguito alla decisione odierna è probabile che la Federal Communication Commission sia oggetto di  una serie di cause legali – già l’attorney general di New York ha annunciato un’iniziativa a nome di diversi stati – che rimprovereranno all’authority di aver rinunciato a quello che è scritto nel proprio mandato istituzionale. E il risultato non è del tutto scontato.


martedì 19 dicembre 2017

Privacy in arrivo nuove regole per il trattamento dati per finalità di polizia



Il Consiglio dei Ministri ha approvato il regolamento che attua i principi previsti dal Codice di protezione dei dati personali circa il trattamento dei dati effettuato da organi, uffici o comandi di polizia.  Sarà vietata la raccolta dei dati sulle persone per il solo fatto della loro origine razziale o etnica (inclusi quelli genetici e biometrici), la fede religiosa, l'opinione politica, l'orientamento sessuale, salvo particolari eccezioni dovute a ragioni di sicurezza.

È quanto stabilito dal Consiglio dei Ministri che, riunitosi nella seduta dello scorso 1° dicembre 2017, ha provveduto, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e del Ministro dell'interno Marco Minniti, all'approvazione, in esame definitivo, di un regolamento, da adottarsi mediante decreto del Presidente della Repubblica. 

Si tratta dello schema di d.P.R. previsto dall'art. 57 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, che ha demandato proprio a un provvedimento del Presidente della Repubblica (previa deliberazione del CdM, su proposta dei Ministri dell'interno e della giustizia) l'individuazione delle modalità di attuazione dei principi previsti dal Codice di protezione dei dati personali relativamente al trattamento dei dati effettuato per finalità di polizia dal Centro elaborazioni dati (CED) e da organi, uffici o comandi di polizia.

Vietati raccolta e trattamento dati per origine razziale o etnica

In particolare, viene stabilito il divieto di raccolta e trattamento dei dati sulle persone per il solo fatto della loro origine razziale o etnica (inclusi quelli genetici e biometrici), la fede religiosa, l'opinione politica, l'orientamento sessuale, lo stato di salute, le convinzioni filosofiche o di altro genere, l'adesione a movimenti sindacali. 

Eccezionalmente, il trattamento di tale particolare categoria di dati sarà consentito laddove giustificato da esigenze correlate ad attività informative, di sicurezza, o di indagine di polizia giudiziaria o di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, ad integrazione di altri dati personali.
Il regolamento si occuperà anche di disciplinare i casi in cui è consentita la comunicazione dei dati tra Forze di polizia, a pubbliche amministrazioni o enti pubblici e a privati, allo scopo, sostanzialmente, di evitare pericoli gravi e imminenti alla sicurezza pubblica e di assicurare lo svolgimento dei compiti istituzionali per le finalità di polizia.

Videosorveglianza: necessario rispettare gli obblighi di segretezza

Ancora il provvedimento andrà a normare l'utilizzo di sistemi di videosorveglianza, di ripresa fotografica, video e audio, che sarà consentito per finalità di polizia quando ciò appaia necessario per documentare specifiche attività preventive e repressive di reati. 

Inoltre, si precisa che la diffusione di dati e immagini sarà consentita soltanto nei casi in cui si renda necessaria per le finalità di polizia, fermo restando il rispetto degli obblighi di segretezza e, in ogni caso, con modalità tali da preservare la dignità della persona interessata.

Termini per la conservazione dei dati

Il regolamento si occuperà, altresì, di individuare gli specifici termini massimi per la conservazione dei dati, che andranno quantificati in relazione a distinte categorie. Si dispone, inoltre, che tali termini, come individuati, saranno aumentati di due terzi quando i dati personali verranno trattati nell'ambito di attività preventiva o repressiva relativa ai reati di criminalità organizzata, con finalità di terrorismo e informatici.

Decorsi i termini di conservazione fissati, i dati personali, se soggetti a trattamento automatizzato, saranno poi cancellati o resi anonimi, mentre i dati non soggetti a trattamento automatizzato continueranno a essere disciplinati dalle disposizioni sullo scarto dei documenti d'archivio delle pubbliche amministrazioni.

Richiesta sull'esistenza di dati personali

Infine, sarà contemplata dal provvedimento la possibilità che la persona interessata possa chiedere la conferma dell'esistenza di dati personali che la riguardano, la loro comunicazione in forma intelligibile e, se i dati sono trattati in violazione di vigenti disposizioni di legge o di regolamento, il loro aggiornamento, la rettifica, la cancellazione, il blocco o la trasformazione in forma anonima.